Associazione di sostegno e promozione delle culture primarie

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Dopo un lungo percorso

Dopo un lungo percorso

L'incontro autentico con la troupe Awa ha consentito ai bambini, alle famiglie, a tutti coloro che ci hanno accompagnato in questo viaggio di avvicinarsi ad alcune sfaccettature della cultura viva del popolo Dogon.

 

......I DOGON DICONO......

 

 

Il mondo è una grande calebasse, le cose vi stanno dentro ognuna con la sua precisa collocazione. L'uomo sta su tutto in posizione di predominio anche se non è il padrone: non riesce a tenere a bada le piene del fiume né può far scendere la pioggia quando bestie e uomini soffrono la sete e muiono di fame. 

L'uomo sta fra le cose, dentro le cose, sopra le cose, cosicché ne è insieme il padrone e lo schiavo.


 

La comunità Dogon funziona bilanciando il bene e il male, il bianco e il nero, il rosso e il verde. 

A volte le cose sembrano insificanti, ma ognuna è collegata ad un'altra, come nelle famiglie. 

 

Un uomo ha figli, nipoti, parenti per ognuno personalità, compiti, idee, ambizioni diverse. 

Ci sono sacerdoti, cacciatori, fabbri, contadini, musicisti tutti legati in un solo mazzo, come il miglio prima della battitura.


Le stelle sono il sangue del mondo, il loro movimento nutre il creato mantenendo la vita. Nel nostro corpo c'è il movimento delle stelle. 

In piccolo l'uomo, pur essendo impuro, è il mondo intero. 

Sono passate troppe stagioni perchè l'uomo possa ricordare, anche se ogni padre dovrebbe aver insegnato ad ogni figlio il senso delle radici.

 

 

 LE MASCHERE 

 

La maschera è in particolare uno strumento religioso, su cui si imperniano i riti funebri: le danze durante il rito favoriscono il ricongiungimento del defunto con gli antenati nel mondo dell' aldilà. 

Rappresentano il mondo dei viventi nel suo compesso quindi sono animali, esseri umani, particolari caste o professioni. In questo ultimo caso sono quindi aperte ai cambiamenti che accadono nella società Dogon. Infatti alcuni antropologi si trovarono un giorno di fronte ad una maschera mai vista prima, qualcuno che scrutava gli altri e scriveva su un piccolo quaderno: era la maschera dell'antropologo figura di cui i dogon non potevano ormai ignorare la presenza.

 

Alcune maschere come la Kanaga e la Sirighi rappresentano elementi profondi e fondamentali della cultura Dogon, il loro simbolismo genera molti significati. 

 

KANAGA detta anche Antilope (croce di S.Andrea) rappresenta l'importanza del legame tra cielo e  terra, l'uomo sta nel mezzo. Il legame tra cielo e terra dona fertilità: l'acqua che scende dal cielo feconda la terra, l'uomo nel mezzo con il suo lavoro trae da esso il proprio nutrimento.

 

SIRIGUI rappresenta il Palazzo dell'Hogon che svetta sul villaggio e tutto ciò che in esso è contenuto, l'Hogon stesso, la sua conoscenza profonda, il legame con le tradizioni, ecc...

Si racconta che le maschere furono trovate nella brousse (savana) da una donna che le portò al villaggio dove divennero parte importante delle società iniziatiche maschili. 

Questo evento è rappresentato dalla maschera SATIMBE' caratterizzata dalla donna che troneggia sopra la maschera recando in mano oggetti legati al mondo femminile.

 

Nella società Dogon il furto è ritualizzato ancora oggi i furti sono rarissimi nei villaggi, nonostante i cambiamenti in essere. 

Esiste un clan detto dei Briganti con una propria maschera BRIGANT. 

Seguendo tempi e modalità prestabiliti dalla tradizioni gli appartenenti a questo clan eseguono furti rituali.

I funerali delle persone iniziate hanno una loro particolarità.